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Uso
della valeriana per i disturbi del sonno - Domande e risposte |
Sempre
più persone soffrono d’insonnia e si affidano a rimedi naturali per lenire
questo disturbo. Fra questi, la valeriana è uno dei più noti. Questo
documento presenta alcune delle problematiche collegate e risponde a
domande del tipo: Cos’è la valeriana? Quali sono i preparati di valeriana
più comuni? Quali sono gli usi storici della valeriana? Quali studi clinici
sono stati effettuati sulla valeriana e i disturbi del sonno? Come agisce
la valeriana? L’uso della valeriana può avere effetti collaterali negativi?
Chi non dovrebbe assumere valeriana? La valeriana interagisce con altri
medicinali o influenza i test di laboratorio?
Informazioni chiave
Cos’è la valeriana?
Quali sono i preparati di valeriana più comuni?
Gli integratori a base di valeriana sono ricavati dalle radici, dai rizomi
(fusti sotterranei) e stoloni (fusti orizzontali). Le radici essiccate sono
commercializzate sottoforma di tè o tinture, le parti della pianta
essiccate e gli estratti vengono inseriti in capsule o incorporati in
compresse. Non c’è chiarezza dal punto di vista scientifico riguardo
l’attività della valeriana, che potrebbe risultare da un singolo componente
piuttosto che dall’interazione dei vari costituenti. I principali
costituenti della valeriana sono: oli volatili (acidi valerenici),
componenti meno volatili quali i i sesquiterpeni e i valepotriati,
utilizzati a volte per standardizzare gli estratti.
Quali sono gli usi storici della valeriana?
Oltre che per i disturbi del sonno, la valeriana è stata usata per spasmi,
dolori gastrointestinali, crisi epilettiche e disturbi dell’attenzione
legati all’iperattività. Tuttavia, non vi sono prove scientifiche
sufficienti a supportarne l’uso in questi casi.
Quali studi clinici sono stati effettuati sulla valeriana e
i disturbi del sonno ?
In una revisione sistematica della letteratura scientifica, per trovare
prove dell’efficacia della valeriana nel trattamento dell’insonnia, sono
state individuate e valutate diverse sperimentazioni cliniche randomizzate,
controllate con placebo e in doppio cieco.
Nonostante i risultati di alcuni studi suggeriscano che la valeriana possa
essere utile per l’insonnia e altri disturbi del sonno, altri studi non lo
dimostrano. L’interpretazione di tali studi è resa più complessa dalla
piccola entità dei campioni, dalle quantità e fonti diverse di valeriana,
dalle differenti misurazioni dei risultati, dai potenziali errori dovuti
all’alto numero di partecipanti che si sono ritirati. In conclusione le
prove fornite da queste sperimentazioni sugli effetti benefici sul sonno
della valeriana non sono conclusive.
Come funziona la valeriana?
Sono stati individuati molti dei componenti chimici della valeriana, ma non
è noto quale possa essere responsabile degli effetti benefici sul sonno
negli animali e negli studi in vitro. E’ probabile che non vi sia alcun
principio attivo singolo e che gli effetti della valeriana risultino da più
componenti che agiscono indipendentemente o sinergicamente. Si suppone
siano due categorie di composti a dare gli effetti sedativi della
valeriana. La prima categoria comprende i principali costituenti del suo
olio volatile, inclusi l’acido valerenico e i suoi derivati, che hanno
dimostrato proprietà sedative sugli animali. Tuttavia, estratti di
valeriana a basso contenuto di questi componenti hanno comunque effetti
sedativi, rendendo così probabile l’ipotesi dell’ integrazione tra più
composti. La seconda categoria comprende i valepotriati. Valepotriati e
derivati sono instabili e si decompongono durante la conservazione o in un
ambiente acquoso, rendendo così difficile la valutazione della loro attività.
Un possibile meccanismo con cui la valeriana potrebbe provocare effetto
sedativo è aumentando la quantità di acido gamma aminobutirrico (GABA, un
neurotrasmettitore inibitorio) presente nella fessura sinaptica. I livelli
di questi componenti variano significativamente tra le piante a seconda dei
tempi di raccolta, con conseguente variabilità nelle quantità riscontrabili
nei preparati di valeriana.
La valeriana può essere dannosa?
Sono stati riportati dai partecipanti a studi clinici solo pochi casi di effetti
negativi attribuibili alla valeriana. Gli effetti collaterali più frequenti
rilevati nelle sperimentazioni cliniche sono emicrania, vertigini, prurito
e disturbi gastrointestinali, ma effetti simili sono stati rilevati anche
per il consumo del placebo. In uno studio è emersa un´aumentata sonnolenza
al mattino dopo l’assunzione dei 900 mg di valeriana; in un altro studio i
600 mg di valeriana (LI 156) non avevano provocato effetti clinici
significativi su tempi di reazione, vigilanza e concentrazione la mattina
seguente l´assunzione del composto. I valepotriati, componenti della
valeriana non necessariamente presenti nei preparati in commercio, hanno
presentato attività citotossica in vitro ma non effetti cancerogenici in
studi sugli animali.
Chi non dovrebbe assumere valeriana?
La valeriana
interagisce con altri medicinali o influenza i test di laboratorio?
Benché non sia stato rilevato che la valeriana interagisca con altre
medicine o influenzi gli esami di laboratorio, questo ambito necessita di
studi scientifici più rigorosi.
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